Ultima modifica: 11 Febbraio 2021

Gli angeli di Borsellino

L’IIS VIRGILIO FLORIANI, su iniziativa del movimento delle Agende Rosse “Claudio Domino” di Vimercate e dell’Associazione culturale “Scibilis“, ha voluto dedicare la mattina del 5 febbraio al ricordo degli “Angeli di Paolo”, gli uomini della scorta dei Giudici uccisi dalla mafia. L’intervento si colloca nell’ambito del progetto più ampio portato avanti dal nostro Istituto,  “Il Floriani per la Legalità”

In collegamento streaming dalla loro classe, gli studenti della  1 AL – 2 AL – 1 A- 2 A hanno potuto interagire direttamente con il presidente e fondatore delle Agende Rosse Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e con due straordinari uomini dello Stato – Angelo Corbo e Francesco (Ciccio ) Mongiovì – i quali, al tempo giovanissimi, consapevoli dei rischi che correvano, accettarono di entrare a far parte della scorta di un magistrato che, insieme a Borsellino, incarnava ai loro occhi lo spirito di servizio verso le istituzioni e verso la stessa divisa che indossavano.

Gli ospiti hanno iniziato l’incontro raccontando della loro infanzia, del loro quartiere  «Sono nato nel quartiere Noce, nel cuore di Palermo. Un quartiere altamente delinquenziale, per cui fin da giovane ho dovuto in qualche modo fare delle scelte», ha raccontato Angelo Corbo. «Queste scelte mi hanno portato a subire episodi di bullismo, proprio quando, negli anni ’80, non se ne parlava. E questo solo per il mio rifiuto di essere coinvolto in gruppi o atteggiamenti di tipo pseudo-mafioso. Perché non c’è questa gran differenza tra il comportamento di un bullo e quello di un mafioso: si tratta pur sempre di un atteggiamento di sopraffazione nei confronti di chi è ritenuto più debole». Al contrario di molti suoi coetanei, Angelo ha scelto di intraprendere un altro percorso. Grazie a familiari, professori e ad altre persone a lui vicine, che hanno saputi indicargli sani principi, ha scelto di fare il poliziotto: «Ho cercato di fare nel mio piccolo qualcosa che potesse servire a dare a me stesso dignità. Anche solo per poter continuare a vivere nella mia città».

Anche Salvatore ha parlato dell’ambiente in cui è nato e cresciuto insieme a suo fratello e allo stesso Giovanni Falcone, il quartiere della Kalsa. Ricordando come molti dei ragazzi con cui giocavano sarebbero poi finiti, purtroppo, nelle spire della criminalità mafiosa, diventando addirittura esponenti di spicco di questa società criminale. Lo stesso Buscetta era originario di quel quartiere.

Rispondendo alla domanda di uno studente di 1 AL  sulle sensazioni provate al momento della strage di Capaci, Angelo Corbo spiega  «Quando senti l’esplosione, non hai tempo di pensare. Non te ne rendi neanche conto, talmente è veloce. È tutto quello che c’è intorno all’esplosione: la sensazione di alzarti da terra e poi ricadere violentemente sopra quello che rimaneva dell’asfalto. Oppure il boato dei macigni che piombano sulla macchina. Ma quello che sovrasta ogni cosa è il momento post-esplosione: quando esci dalla macchina e ti accorgi che è successo qualcosa di impensabile, che nessuna mente umana avrebbe potuto mettere in atto». Dopo l’esplosione, i loro pensieri erano quelli di salvare il salvabile. Di fare, cioè, fino all’ultimo quello che è il proprio dovere. Accorrere alla macchina della personalità, ossia di Falcone.

Racconta ancora “ Anche se nessuno aveva la forza di aprire quello sportello. L’unica cosa che mi è rimasta impressa è il suo sguardo. Quando noi ci avviciniamo, e lui, ancora in vita, si gira verso lo sportello e, pur non riuscendo a parlare, con gli occhi chiede aiuto” Per noi questo è un ricordo ancora più brutto dell’esplosione. Perché in quel momento noi, quell’aiuto, non eravamo in grado di darglielo. Questo è il nostro più grande rimorso».

Ma quali erano i tuoi presentimenti quella mattina ?” Insiste lo studente. Risposta di Angelo “quella mattina ero euforico perché convinto che avrei dato una svolta alla mia vita…ero convinto infatti che avrei  vinto al Totocalcio”

Salvatore racconta invece la strage di via D’Amelio a sua volta  raccontatagli da Antonio Vullo, sopravvissuto alla strage del 19 luglio 1992 : “ subito dopo l’esplosione, quando Antonio scese dalla macchina, sentì sotto i piedi come se ci fosse del bagnato: era una giornata d’estate, e quello che calpestava erano il sangue e la carne dei ragazzi che erano stati fatti a pezzi, e con i quali magari un momento prima aveva parlato o scherzato».

E di queste stragi risponde Angelo rimangono gli Incubi con cui si convive grazie ai medicinali che ti aiutano ad andare avanti.

Si può sconfiggere la mafia? – domanda una studentessa della 2 AL  «Hai voglia se si può sconfiggere! Basta volerlo», ha replicato Angelo Corbo. «Dobbiamo fare squadra. La mafia è riuscita ad impadronirsi anche del Centro-Nord grazia alla connivenza di molte persone che vivono, sono nate e sono da generazioni al Nord. Ma questo non vuol dire che la mafia non si possa sconfiggere: basta dire ‘no’ ai soprusi, alla droga, al facile guadagno, alla prostituzione, dire sì alla legalità. Dev’essere qualcosa che vogliamo tutti quanti. I magistrati del pool antimafia erano uniti, la stessa cosa dobbiamo fare noi. Chi rimane solo e isolato diventa una facile preda per loro»

E qui ciò che la madre di Paolo Borsellino disse a Salvatore e a Rita quando morì Paolo “ Andate nelle scuole a parlare di Paolo . Fino a quando qualcuno parlerà di vostro fratello, Paolo non sarà morto”.

Corbo e Mongiovì hanno ricordato le due diverse personalità di Falcone e Borsellino: «Paolo era un padre di famiglia. Due caratteri diversi, lui e Falcone». «Paolo – ha ricordato Salvatore – aveva un rapporto quasi familiare con la scorta

 Paolo si definiva «ottimista» riguardo alla lotta alla criminalità mafiosa, «perché – scriveva la mattina del 19 luglio – vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole di indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta».

Nella parte conclusiva gli ospiti si sono rivolti ai giovani: “la scuola e la cultura hanno un ruolo fondamentale.”

«La lotta alla mafia  non è soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale, morale e religioso, che coinvolge tutti;  tutti  devono  sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che il Movimento Agende Rosse  oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità». Con questo messaggio l’incontro si è concluso, lasciando ai ragazzi il desiderio e la speranza che la legalità in ogni sua forma possa vincere sempre ogni sopruso .. Basta volerlo e crederci!!

Si ringraziano gli Ospiti e tutti coloro che hanno permesso e realizzato questa iniziativa

Movimento Agende Rosse Claudio Domino  nella persona di Paola Carrese

Associazione Scibilis nella persona della dott.ssa  Valentina Ragaini

I docenti Cristina Perego e  Elita Loiacono

Il Preside Daniele Zangheri

Gli studenti delle classi 1 AL – 2 AL – 1 A- 2 A


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